03 Jan 2020

Il filo che lega

Giulia Nelli è la prima artista che inaugura il nostro appuntamento settimanale con la rubrica Meet the Artist. Uno spazio pensato per raccontare meglio e conoscere più da vicino gli artisti che ruotano attorno al mondo di Popack.

Guidata dalla volontà di sperimentare materiali e tecniche alternative, Giulia si è dedicata all’uso del collant, facendone emergere l’aspetto antropologico e attribuendovi una valenza sociale.

Network, collant marrone 50 den su supporto in poliplat bianco, h 70 x 169cm

Legàmi-Légami, così definisce la sua poetica, indaga infatti la complessità delle relazioni umane: i rapporti tra gli individui e il sistema di connessioni che caratterizzano la società.

Abbiamo rivolto a Giulia qualche domanda.

Come ti sei avvicinata al mondo dell’arte e in particolare a quello della Fiber Art?

Dopo aver sperimentato un po’ tutte le tecniche artistiche durante il mio percorso formativo e nel primo anno di lavoro, sono approdata al mezzo tessile che credo resterà a lungo il mio oggetto di espressione prevalente.

L’incontro con il materiale che utilizzo nelle mie opere, il collant, è stato quasi “casuale” ed è iniziato da un paio di collant rotti che mi avevano colpito così tanto per la forma degli strappi che, invece di buttarli, li avevo messi nella mia “scatola delle idee”. Li ho tirati fuori per partecipare a un concorso artistico legato alla sostenibilità, al riciclo e alla trasformazione del materiale e li ho trovati molto duttili: da quel momento ha preso inizio il mio percorso nella Fiber Art che ancora oggi si evolve continuamente.

Quali artisti ti hanno ispirato lungo il tuo percorso?

Nido di memorie, 2018, collant, 50x50cm

Mi hanno sempre colpito gli artisti dell’Informale o dell’Espressionismo Astratto, per il loro segno deciso e forte, e Albero Burri per la ricerca materica.

Negli ultimi tempi sto approfondendo lo studio delle opere di Emilio Scanavino e di Maria Lai.

Quali sono le tematiche che affronti nei tuoi lavori?

Nell’ambito della mia poetica, che ho denominato con l’espressione “LEGÀMI – LÉGAMI”, ho finora affrontato due ampie tematiche: da un lato, la complessità dei legami che si instaurano tra le persone, cercando di cogliere la carica emotiva, positiva o negativa, che generano interiormente nell’individuo; dall’altro lato, la rete di relazioni che compone una comunità, con un’attenzione particolare al desiderio dei giovani di far parte di un sistema di connessioni globale, idee ed energie in continua evoluzione, pur sognando di poter mantenere le radici con il territorio di origine.


9 mesi, h 35 x 135 cm, collant nero 100 de

L’utilizzo di materiali come i collant, fili che si intrecciano, rimandano fortemente al mondo femminile. Quanto del tuo essere donna si rivela nelle tue opere?

La scelta dei collant allude in modo simbolico all’intimità femminile e al processo storico di emancipazione femminile; rimanda, inoltre, alla modernità in quanto la microfibra in poliammide ed elastan è un materiale a elevato valore di innovazione.

Ci sono progetti a cui stai lavorando attualmente di cui vorresti raccontarci qualcosa?

A ottobre 2019 ho iniziato il corso di Arazzo Contemporaneo presso la Scuola D’arte Applicata del Castello Sforzesco a Milano per conoscere meglio il mondo affascinante delle arti tessili e ho notato subito una differenza tecnica tra il mio lavoro – nel quale le opere nascono dalla trasformazione del materiale, che viene strappato, tirato e ridotto al filo per creare qualcosa di nuovo – e l’arte dell’arazzo, nella quale si parte dal filo per iniziare a costruire un’opera.

Sto quindi sperimentando una nuova tecnica nella quale la trama è ancora dominante, ma l’ordito resta visibile e assume un proprio ruolo all’interno del disegno.

Le prime opere frutto di questa sperimentazione saranno esposte dal 18 gennaio 2020 a Palazzo Marliani Cicogna a Busto Arsizio in occasione della mia mostra personale.

Hai fra le mani una sfera di cristallo, cosa vorresti vederci dentro?

Mi piacerebbe applicare le mie opere all’ambito del design e anche avere la possibilità di lavorare con installazioni site specific che riescano ad avvolgere/immergere fisicamente le persone.

Opera in copertina: Legami deboli, 2017, collant marrone 50 den, 50×70 cm


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