21 Feb 2020
Succo d'arancia

Tra arte e filosofia

Bianca Roselli, originaria di Ruvo di Puglia (Ba) ha due grandi passioni: la filosofia e l’arte. Con intrecci e tratti di china da vita a immagini enigmatiche e surreali. Ama ritrarre elementi del corpo, come le mani, e arricchire le immagini di simboli e geometrie. Con le sue opere, in una quotidianità in cui tutto pare essere immediatamente disponibile e svelato, cerca di riportare al centro della riflessione il mistero.

Ecco cosa ci ha raccontato delle sue passioni e del suo lavoro.

Laureata in filosofia, amante dell’arte. Che rapporto c’è per te tra arte e filosofia?

Studiando filosofia ho appreso l’arte del ragionamento, l’indagare sino all’ultimo perché e del non temere di arrivare ai confini del pensiero, mettendo in discussione ciò che ormai penso di aver conosciuto.

L’arte, durante i miei studi filosofici, coltivandola da autodidatta, è  stata costretta a rimanere “relegata” in uno spazio di piacere e libertà.

Dopo la laurea in filosofia ho connesso le due sensibilità, l’amore per il ragionamento e la libertà espressiva del tratto, così oggi, per me, i due mondi sono finalmente connessi.

Potrei, fra l’altro, paragonare la filosofia ad un laboratorio di idee in cui coniugo concetti, ricerco punti di vista, ribalto prospettive, metto in discussione criteri di valutazione, osservo i risultati e creo una mia visione personale del mondo, per poi trasmettere il risultato delle mie riflessioni alla mia mano, che in una logica corporea e singolare esprime i miei pensieri.

Concludo affermando che per me filosofia e arte sono due modi di pensare, rappresentano la pluralità dei punti di vista, sono il mio equilibrio tra mente e corpo, tra teoria e prassi, tra pensiero ed azione. 

Le tue grandi passioni, arte e filosofia appunto, hanno trovato un palcoscenico nella rivista “Logoi” di cui sei redattrice e illustratrice. Raccontaci un po’ della rivista, dei temi trattati, del ruolo delle illustrazioni, del pubblico a cui vi rivolgete.

La rivista Logoi è un progetto di ricerca della prof.ssa Annalisa Caputo, docente di Didattica della Filosofia dell’Università di Bari.

Dopo la mia laurea, la prof.ssa Caputo mi ha invitata a partecipare alla redazione di Logoi, contribuendovi con saggi filosofici sui diversi temi in trattazione e, con esplicito riferimento alla mia seconda anima di sua conoscenza, la vena artistica, mi prega di accompagnare il mio saggio scritto con una rappresentazione grafica, esplicativa del pensiero filosofico espresso.

Sono stata felice di accettare l’invito, quindi, per ogni numero di Logoi ho sviluppato il tema filosofico assegnatomi, conferendogli lo status di saggio con studi e considerazioni pertinenti per poi, accompagnarlo o, meglio, tradurlo con una immagine inedita ed originale che, sempre, ne ha costituito l’immagine di copertina della rivista stessa.

Logoi è una  rivista scientifica e, come detto, si occupa di temi filosofici, si rivolge ad un pubblico accademico e specialistico, ma come si evince dal suo nome, Logoi, (plurale di Logos, appunto parole, linguaggi, discorsi) mantiene in sé salda la pluralità dei linguaggi e delle diverse forme di pensiero ed ecco che una efficace illustrazione può rappresentare sia la diversità delle modalità con cui un pensiero può essere espresso, ma anche un mezzo di diffusione ed espansione della cultura perché ne agevola la comprensione e  l’assimilazione di un  pensiero complesso.

Si! La rivista Logoi per me è sicuramente un palcoscenico adatto proprio alla mia formazione anche se mi piace continuare a considerarla una palestra per il mio percorso: è una sfida impegnativa mettere insieme concetti filosofici e disegno, ma accettarla per ogni numero di Logoi è un’ occasione di studio e di riflessione a cui non potrei rinunciare

Quali artisti ti hanno ispirata lungo il tuo percorso?

Questa è una domanda complessa per me, perché il mio olimpo di grandi artisti si evolve continuamente nel tempo. Sicuramente il surrealismo e la metafisica hanno esercitato su di me una influenza molto forte durante l’adolescenza, arricchiti da una passione per il fumetto francese, un autore che ancora oggi è per me fonte di ispiazione è Moebius.

Poi ho scoperto la relazione tra arte e scienza tramite i labirinti e le prospettive di Escher e la sua arte ha rappresentato il mio passaggio di interesse verso la grafica. Ad oggi  i miei grandi maestri sono Charles Rennie Mackintosh, Aubrey Beardsley, Koloman Moser per un approccio figurativo, Ryoji Ikeda, Franco Purini e El lissitzky per una sguardo più astratto e geometrico.

I tuoi disegni sono immagini enigmatiche e surreali. Parti del corpo, simboli e geometrie convivono e si intersecano tra loro nello spazio del foglio, creando scenari misteriosi e suggestivi. Quali riflessioni vuoi suscitare in chi guarda i tuoi disegni? Cosa vuoi comunicare?

Tutti i miei lavori hanno un filo conduttore che ho scoperto nel tempo, ed oggi posso senz’altro dire che quel filo è il mistero.

Sento di  vivere in un’epoca in cui tutto è sottomano, in cui tutto è svelato.

È sempre più difficile stupire o catturare l’attenzione di chi ti sta di fronte, tanto che lasciarsi ascoltare o ascoltare diventa un esercizio di pazienza piuttosto che un tentativo di comprensione dell’interlocutore. Ecco perché recuperare il mistero, l’insondabile, mi sembra un antidoto ad una postura sul mondo che ha dimenticato l’ignoto, che dimentica la poesia e si lascia trasportare da una informazione onnipresente e martellante o da una velocità che non lascia spazio al pensiero, al sogno.

Le mie figure molte volte fluttuano, sono lente e mute, non urlano, non parlano, guardano in silenzio lo spettatore e nel silenzio vogliono interrogare, vogliono ricordare che non tutto è compreso.

Qual è il disegno a cui sei più affezionata?

Succo d’arancia. È il disegno che meglio mi rappresenta. L’ho disegnato l’estate scorsa in un momento di riflessione sulla strada da intraprendere, ne sono affezionata perché c’è sia il tratto che il pensiero.

Ci sono progetti a cui stai lavorando attualmente di cui vorresti raccontarci qualcosa?

Ad oggi, dopo anni di insegnamento ho deciso di aggiungere strada alla mia strada, trasferendomi da Bari  a Milano  per studiare Graphic Design, pur  continuando a percorrere quella dell’illustrazione.

Lo studio della grafica è per me un’esigenza di conoscenza e un giusto percorso per continuare la mia personale ricerca nell’unire la parola e l’immagine. L’aggiunta di questa nuova strada mi ha convinta che i miei due mondi, filosofia e arte, finalmente possono convivere per costituire, occorrendo, un’unica professione. 

Chiara Amato

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